Questo signore - a mio parere un genio (autore di Simulacri e Simulazioni, non a caso libro che appare in mano a Keanu Reeves nelle scene iniziali di uno sconosciuto filmetto, MATRIX) sostiene che la logica sociale in cui viviamo è pervasa dal senso dell’estetico. Gli oggetti di cui ci circondiamo sono sempre più curati nei dettagli o, all’inverso, stilizzati: sono sottilmente creati per non essere compresi dalla maggioranza o almeno non immediatamente: la loro funzione sociale è anzitutto di essere segni di distinzione: oggetti che distingueranno coloro che sanno distinguerli. Gli altri non li vedranno neanche. Io (ma non solo io, e ne porto le prove) sostengo che questo aspetto si riversa sulla pubblicità: ciò che conta è colpire l'interesse, stupire ed eventualmente anche shockare il consumatore. Dopo aver spiegato il valore sociale e culturale della comunicazione commerciale, passo ad analizzare come ciò che conta nella pubblicità attuale non siano tanto le caratteristiche tecnico-funzionali di un qualsiasi prodotto destinato al consumo, quanto il mondo possibile creato da e intorno alla marca, e le conseguenze che il flusso commercial-comunicativo comporta sul consumatore. Spiego inoltre come il passaggio di valore discorsivo dal prodotto alla marca, e dalla marca in quanto portatrice di valori industriali alla marca come mondo possibile, e quindi, successivamente, il concentrarsi sul valore del messaggio in sè piuttosto che sull’oggetto (la marca o il prodotto) del messaggio stesso, rifletta l’impostazione "Differenzialista" formulata da Baudrillard a proposito degli oggetti consumati in quanto segni di distinzione.